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Categoria: Cinema
Creato Lunedì, 02 Maggio 2022

MasterMaster - La specialista, recensione di Luca Baroncini

di Mariama Diallo

con Regina Hall, Zoe Renee e Amber Gray

“Non si tratta di fantasmi, né di cose soprannaturali. È l’America!”. È questa frase, pronunciata dalla protagonista del film, a riassumere lo spirito dell’opera prima di Mariama Diallo. 

La regista, sulla scia di “Scappa – Get Out” che ha aperto la strada della contaminazione tra il genere horror, da sempre cartina di tornasole della contemporaneità, e il tema del razzismo, costruisce un racconto di crescente e impalpabile tensione che incrocia il destino di due donne, Gail e Jasmine, facce, nere, della stessa medaglia made in U.S.A. (e il montaggio alternato del loro agire spesso ce lo ricorda).

La prima è stata da poco nominata preside di un’immaginaria ed elitaria università del New England, tutta rigore di facciata e tradizione, dove la scelta di una donna nera in un ruolo di responsabilità induce a pensare a un’inclusività in realtà non del tutto interiorizzata dal corpo docente. La seconda è una studentessa giovane e dall’ottimo profitto che prova a inserirsi nel contesto quasi esclusivamente bianco dell’università, ma finisce in una camera dove anni prima una ragazza nera bullizzata si è buttata nel vuoto e qualcosa di quel terribile evento sembra reclamare ancora attenzione.

Il disagio che entrambe provano non è dovuto a soprusi urlati e palesi, di quelli che inducono a immediata e altrettanto urlata indignazione, ma a una discriminazione sottile, dove la tanto decantata inclusione si traduce, alla prova dei fatti, in piccoli gesti di chiusura all’insegna del pregiudizio: se suona l’allarme in biblioteca ed è un nero a passare gli controlli la borsa, se fosse stato un bianco avresti fatto lo stesso? Se vai a una festa e sei nera il buttafuori, come prima reazione, ti blocca il passaggio e solo l’arrivo di una ragazza bianca ti consente di entrare. La stessa preside racconta che per anni le tre professoresse nere venivano confuse tra loro, come se l’essere nere le rendesse sovrapponibili. A sfaccettare i contrasti si inserisce anche un’ambigua professoressa nera che ambisce a essere riconosciuta di ruolo e discrimina Jasmine prendendola di mira, smontando quindi i luoghi comuni della solidarietà. 

E poi c’è l’horror che abbraccia l’intrecciarsi delle relazioni attraverso allucinazioni, incubi notturni, apparizioni improvvise, luci che si spengono di colpo sotto la doccia, presenze inquietanti nei boschi limitrofi, diari segreti, scritte sulle porte. Potrebbe sembrare un di più, e molte suggestioni non trovano ulteriore sbocco o spiegazione, ma l’atmosfera di pericolo incombente ben si presta per sostanziare il disagio crescente delle due protagoniste, in lotta contro un mostro che senza tanti giri di parole si chiama razzismo. Un approccio al genere, forse più perturbante che horror, che risulta coerente con le intenzioni di mettere alla berlina perbenismo, ipocrisia e accondiscendenza di chi si sente benefattore e progressista. Perché, in fondo, “Non si tratta di fantasmi, né di cose soprannaturali. È l’America!”. 

E lo siamo anche noi che quel modello lo abbiamo assorbito e fatto nostro.

Un film che spinge la questione razziale a un livello decisamente più profondo e radicale rispetto a opere più militanti, ma innocue, in cui distinguere ragioni e torti è facile e scontato. Da non perdere, anche se i fan del puro horror potrebbero restare delusi. 

È disponibile su Amazon Prime Video.

 

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