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Categoria: Cinema
Creato Lunedì, 02 Maggio 2022

unombra-negli-occhiUn’ombra negli occhi,  recensione di Luca Baroncini

di Ole Bornedal 

con Fanny Bornedal, Alex Høgh Andersen, Danica Curcic, Bertram Bisgaard

Ci sono storie talmente forti che rischiano di azzerare lo spirito critico, facendo passare in secondo piano elementi che in altri contesti finirebbero per pesare di più. È quello che in parte accade con il film “Un’ombra negli occhi”, perché mette in scena una storia vera, terribile e purtroppo ancora attuale, emersa con chiarezza solo in tempi relativamente recenti. 

Il periodo storico è quello della seconda guerra mondiale ormai agli sgoccioli, il teatro della vicenda la Danimarca invasa dai nazisti, il nome con cui i fatti sono ricordati “Operazione Cartagine”. Al centro di Copenhagen lo Shellhus era il quartier generale della Gestapo, dove gli appartenenti alla resistenza all’occupazione nazista venivano interrogati e torturati; per evitare bombardamenti anche utilizzati come scudi umani posti nel sottotetto dell’edificio. I membri del movimento di resistenza danese concordarono comunque un raid aereo britannico il 21 marzo 1945 per abbattere tale centro nevralgico, al fine di interrompere definitivamente le operazioni della Gestapo e distruggere i loro registri. L’operazione fu a lungo pianificata, perché lo stabile era nel centro della città, ma purtroppo per una serie di sfortunati eventi un aereo si schiantò contro una scuola posta a un chilometro e mezzo di distanza dall’obiettivo e questo fece credere che lo Shellhus fosse quello, con la conseguenza di confondere alcuni bombardieri che attaccarono il luogo sbagliato. 

Il quartier generale della Gestapo e i documenti furono distrutti, 18 prigionieri riuscirono a fuggire, ma nell’errato bombardamento della scuola morirono anche 86 bambini e 18 adulti. Danni collaterali devastanti, a lungo adombrati per porre l’accento sul “buon” risultato dell’operazione. 

Il film si pone come scopo quello di dare voce a chi per lungo tempo non l’ha avuta, dando quindi centralità agli innocenti che quei danni collaterali li hanno tragicamente subiti. Per farlo il regista danese Ole Bornedal, specializzato soprattutto in horror (ha diretto, tra gli altri, il divertente “Il guardiano di notte” e il relativo remake americano “Nightwatch”), imbastisce un racconto corale che vede interagire, tra gli altri, tre bambini con le loro famiglie, una suora e un agente dell’Hilfspolizei.

L’incipit crea subito premesse interessanti, con un montaggio alternato, teso e ben costruito, in cui la messa in scena di un errore umano instrada il racconto. Nei passaggi successivi si incrociano, con mano un po’ pesante, abbondanza di scene madri e assenza di sottigliezze, i destini dei differenti protagonisti.

Meglio le caratterizzazioni dei bambini, gestiti con sensibilità, rispetto a quelle degli adulti, un po’ stereotipate (i nazisti sogghignanti, i torturati impavidi) e schematiche, in particolare il conflitto che si crea tra il ragazzo passato al nazismo che finisce per redimersi e la suora che mette in discussione la sua fede con gesti estremi e autolesionisti per provocare una reazione in Dio; entrambi troveranno un punto d’incontro, punitivo, nella contingenza. Efficaci gli effetti speciali, la ricostruzione storica, l’utilizzo delle musiche e degli effetti sonori, tutti elementi che concorrono al forte coinvolgimento emotivo che la vicenda, anche in modo un po’ ricattatorio, è in grado di creare. 

Il film è disponibile su Netflix.

 

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