di Luciano Nicolini

Dice un vecchio proverbio italiano: “Chi si loda s’imbroda”. Ma talvolta lodarsi non guasta…
Molto abbiamo scritto, nel marzo del 2020 e nei due anni successivi, circa l’epidemia di covid-19. E chiunque si prenderà la briga di leggere i nostri articoli nell’archivio di Cenerentola (disponibile on-line) potrà verificare che, mentre gran parte degli Italiani era in pieno delirio, scrivevamo in proposito cose assai sensate. L’adozione di un “nuovo piano pandemico” da parte del governo Meloni offre l’occasione per tornare sull’argomento.
Nei giorni scorsi infatti la Conferenza Stato-Regioni ha approvato un documento contenente la strategia nazionale in caso di crisi pandemica. Il piano si concentra su patogeni respiratori come il coronavirus, prevede la possibilità di attivare misure quali smartworking e restrizioni, sottolinea l’importanza di vaccini e dispositivi di protezione. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di garantire una risposta tempestiva nel caso di una nuova epidemia.
Le vecchie polemiche
Ci furono polemiche, in occasione del diffondersi del covid-19, a proposito del piano in vigore all’epoca. Da più parti infatti si sostenne che era troppo vecchio, e che chiare erano le colpe di chi non l’aveva aggiornato nel corso degli anni immediatamente precedenti l’epidemia.
Non mi sembra di essermi mai espresso in merito, in quanto mi risultava (e continua a risultarmi) che le misure atte a prevenire le epidemie (o almeno a limitarne i danni) fossero note in Italia almeno a partire dal XVIII secolo. E mi riferisco in particolare alla istituzione di cordoni sanitari attorno alle persone malate (non a quelle sane!!!).
In altre parole: non mi sembrava necessario (anche se certamente era opportuno) che il piano relativo a come affrontare una epidemia fosse fresco di redazione.
Il nuovo piano
Rispetto alle misure da adottare, il nuovo documento fa riferimento all’uso di mascherine e di altri dispositivi medici, nonché dei vaccini, per i quali resta l’approvvigionamento comune a livello europeo.
Che le mascherine siano di una qualche utilità è noto da un pezzo (altrimenti per quale motivo verrebbero indossate in sala operatoria?). Quanto all’utilità dei vaccini dipende, ovviamente, da quali vaccini e per quali epidemie.
Tra le misure organizzative il piano potenzia lo smart-working e in generale modalità di lavoro flessibili, per evitare la diffusione di virus. Viene inoltre previsto il ricorso a sistemi di ventilazione meccanica controllata nelle scuole, nei luoghi di lavoro e sui mezzi di trasporto. Utili anch’essi, a patto però di essere oggetto di adeguata manutenzione (non mancano esempi di malattie che sono state trasmesse proprio da questi).
Per quanto riguarda infine le restrizioni, il documento pare non preveda lockdown estesi a livello nazionale, bensì misure, introdotte tramite leggi, decreti legge o atti avente forza di legge, variabili a seconda della gravità della situazione.
I soliti noti
Giulia Casula, in un articolo pubblicato su Fanpage il 4 maggio, riporta le critiche mosse al testo da Ilenia Malavasi, deputata del Partito Democratico, secondo la quale il piano sarebbe un elenco di “obiettivi condivisibili, ma che resta vago proprio sui punti decisivi: come si garantiscono in tempi rapidi farmaci e vaccini? Con quali strumenti operativi si evita di trovarsi impreparati di fronte a una crisi sanitaria?”. A suo parere “servivano scelte chiare, indicazioni operative puntuali e una strategia concreta per l’approvvigionamento e la distribuzione delle cure. Senza questi elementi, si rischia di ripetere gli errori del passato”. Sembra però lecito domandarsi se sia possibile “una strategia concreta per l’approvvigionamento e la distribuzione delle cure” senza sapere con precisione di quale patologia si stia parlando.
Non poteva mancare, ovviamente, una dichiarazione dell’infettivologo Matteo Bassetti, sempre pronto a mettersi in mostra. Nel piano, a suo modo di vedere, “non si parla della cosa più importante: dove prendere rapidamente farmaci e vaccini.
Se oggi scoppiasse una nuova emergenza pandemica, l’Italia sarebbe indietro rispetto al resto del mondo”.
Addirittura! Speriamo che non sia vero…