di Luciano Nicolini

Il 16 maggio, a Modena, un cittadino italiano di origine marocchina, Salim El Koudri, ha volontariamente investito con un’automobile otto persone, ferendone quattro in modo grave. A due di esse i medici hanno dovuto amputare le gambe. Da più parti (da destra e da sinistra) ci si è affrettati a precisare che l’investitore è malato di mente.
A tale proposito il 27 maggio, su “Il Giornale”, Tommaso Cerno è intervenuto con un articolo che riportiamo interamente in quanto afferma, in modo sintetico, cose che molti pensano. Noi non siamo tra questi.
«E se i matti fossimo noi? Questa parola, rispuntata dal passato, sfuggita alla censura che l’aveva resa apolide nella società civile, è diventata sinonimo di terrorismo. Perché più delle auto lanciate contro la folla, più dei giovani radicalizzati che inneggiano e proclamano la jihad in Italia, vedi i recenti arresti di Reggio Emilia e Firenze, abbiamo paura di pronunciare proprio la parola terrorismo. Abbiamo paura della società che abbiamo creato, della nostra integrazione fallita. Abbiamo paura di dire che intorno a noi sta proliferando ed emergendo davanti agli occhi di tutti il fenomeno deviato di una colonizzazione violenta.
Ma il voto di Venezia dimostra che gli italiani se ne sono accorti. Dimostra che quel progetto dei Fratelli musulmani riuscito in Francia, in Gran Bretagna e ormai adolescente anche qui, può essere fermato. Che siamo ancora in tempo. A patto che i pazzi non siamo proprio noi. Ciechi (scusate, non vedenti) e sordi (scusate, non udenti) a ciò che ci compare davanti ormai ogni giorno. Convinti che con qualche correzione woke avremmo risolto il problema che invece sta avvelenando l’Occidente liberale. Con la complicità della sinistra».
Partiamo dall’inizio: che Salim El Koudri non sia del tutto sano di mente, mi pare ovvio. Nessuna persona sana di mente farebbe ciò che lui ha fatto. E questo vale, ovviamente, per tutti coloro che colpiscono nel mucchio al solo fine di seminare terrore tra quelli che considerano propri nemici.
Al fine di seminare terrore? Dunque, a proposito di Salim El Koudri è corretto definirlo “terrorista”!
In prima approssimazione sì, anche se al momento non risulta legato a organizzazioni terroristiche note.
L’integrazione degli immigrati nella nostra società è fallita? Forse. Ma di certo non lo dimostra il gesto di un singolo individuo (e non lo dimostrerebbe neppure nel caso si scoprisse che l’individuo in questione aveva contatti con organizzazioni terroristiche).
Ma, prima di parlare di fallimento dell’integrazione, siamo sicuri che sia stato fatto qualcosa in tal senso? Non mi pare che i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni abbiano fatto molto in tema di integrazione!
«Sta proliferando ed emergendo davanti agli occhi di tutti il fenomeno deviato di una colonizzazione violenta».
Che sia in corso una colonizzazione culturale da parte di molti immigrati (soprattutto da parte dei più istruiti) è abbastanza evidente (e spesso spiacevole), ma affermare che si tratti di una «colonizzazione violenta» mi sembra francamente assurdo.
E veniamo al voto di Venezia, dove nel corso delle recentissime elezioni amministrative, la destra ha stravinto, con grande smacco della cosiddetta sinistra.
Scrivevo due mesi fa, a proposito della vittoria del “no” al referendum sulla giustizia (contrabbandato dal PD come propria affermazione), che Feltri aveva sostanzialmente ragione nel sostenere che non corrispondeva a uno spostamento a sinistra dell’elettorato.
Ma scrivere oggi che «il voto di Venezia dimostra che (…) quel progetto dei Fratelli musulmani riuscito in Francia, in Gran Bretagna e ormai adolescente anche qui, può essere fermato» mi pare un’analoga forzatura.
Concordo pienamente con Cerno quando dice che siamo: «ciechi (scusate, non vedenti) e sordi (scusate, non udenti) a ciò che ci compare davanti ormai ogni giorno. Convinti che con qualche correzione woke avremmo risolto il problema che invece sta avvelenando l’Occidente liberale».
Ma se è vero che i problemi non si risolvono cambiando i nomi alle cose (i ciechi restano tali anche se li chiami “non vedenti”; i sordi continuano a non sentire anche se li chiami “non udenti”; le quotidiane umiliazioni continuano a far male anche se camuffate da un viscido paternalismo) è altrettanto vero che la grande colpa della sinistra non è quella di concentrarsi sull’invenzione di termini nuovi quanto ridicoli, bensì quella di non contribuire, promuovendo una vera politica di accoglienza, all’integrazione dei nuovi arrivati (e dei loro figli).
Accoglienza che deve essere pagata, non mi stancherò di ripeterlo, da chi sul lavoro dei nuovi arrivati ha costruito, e continua a costruire, la propria fortuna economica (con tutto ciò che ne consegue).