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Italiana inizio 900

Nel corso dell’estate si è sentito parlare molto di invasioni. L’Italia sarebbe sotto attacco, invasa da orde di “barbari” provenienti dai paesi più poveri. E questi ultimi starebbero sostituendosi alla popolazione indigena.

Lasciamo parlare i dati raccolti dall’ISTAT.

L’istituto fornisce due tipi di dati riguardanti tale sostituzione: il primo è quello relativo alla popolazione residente classificata per cittadinanza, il secondo quello relativo alla popolazione residente classificata per stato di nascita.

Abbiamo deciso di dare un’occhiata al secondo. E questo non in quanto sostenitori dello “ius soli” (attribuzione della cittadinanza in base al luogo di nascita) ma semplicemente perché riteniamo che le persone nate all’estero (indipendentemente dalla loro attuale cittadinanza) portino con sè quasi sempre l’impronta della cultura all’interno della quale hanno mosso i primi passi, mentre le persone nate nel paese in cui risiedono (indipendentemente dalla loro attuale cittadinanza) siano quasi sempre (più o meno) influenzate dalla cultura di quest’ultimo. E che ciò sia vero, in particolare, con riferimento all’Italia, dove la grande maggioranza dei minori e delle minori frequenta le scuole pubbliche.

Al 1.1.2025 la popolazione residente in Italia risultava essere di 58.943.464 abitanti. Di essa ben l’88% era nata nel nostro paese. Al secondo posto si collocavano le persone nate in Romania (1,5%), al terzo quelle nate in Albania (1%), nazioni caratterizzate da culture simili alla nostra.

Distribuzione  territoriale

La percentuale di residenti la cui nascita è avvenuta all’estero risultava essere più elevata nell’Italia nordorientale (15%), nel Nord -Ovest (14%) e nel Centro (14%). Assai meno erano le persone nate all’estero residenti nel Mezzogiorno (7%) e nelle Isole (6%). Il problema costituito dal continuo arrivo di immigrati e di immigrate, lo abbiamo scritto più volte, è serio. Ma non si può certo parlare di un’invasione.

Ciò risulta chiaro anche con riferimento alle principali città italiane: le percentuali più elevate di persone nate all’estero si registravano nei comuni di Milano (22%), Torino e Firenze (19%), seguiti a ruota dal comune di Bologna (18%) e da quelli di Genova e Roma (15%). Assai minori le percentuali registrate a Napoli e Cagliari (7%), Bari (6%) e Palermo (5%). 

Le comunità  più numerose

A Milano, particolarmente numerose risultavano le persone nate in Egitto (44.127), nelle Filippine (31.657) e in Cina (27.877). 

Assai diverse le situazioni di Torino, dove predominavano  le persone  nate in Romania (34.353), Marocco (19.741) e Perù (11.173); di Firenze, dove le persone nate in Perù risultavano 7.079, seguite da quelle nate in Albania (6.450) e in Romania (5.745); di Bologna, dove particolarmente numerose risultavano le persone nate in Moldavia (5.628), Bangladesh (5.622) e Romania (5.500).

Questa eterogeneità trova spiegazione nel fenomeno, noto da tempo, delle “catene migratorie”: chi si stabilisce in una città serve da punto di riferimento per coloro che arrivano dopo!

Il risultato è che, al momento attuale, non soltanto le persone nate all’estero non sembrano essere tante, ma che, inoltre, sono distribuite sul territorio in modo assai bizzarro: se di invasione si vuol parlare, non si tratta certamente di un’invasione pianificata da un astuto nemico… 

Le seconde generazioni

Qualcuno potrà obiettare che proprio la concentrazione delle persone nate nel medesimo paese estero, conseguenza delle “catene migratorie”, fa si che continuino a vivere come un corpo estraneo, all’interno delle nostre città, e che anche la loro discendenza, nata e cresciuta in Italia, si comporti come un corpo estraneo, un esercito di invasori. La prima obiezione sembra abbastanza fondata, la seconda un po’ meno: chi vivrà, vedrà!