recensione di Eugen Galasso
Di e con Natalino Balasso
Interpreti: Giovanni Anzaldo, Marta Cortellazzo, Roberta Lanave
Regia: Andrea Collavino Luci: Cesare Agoni, Produzione: Centro Teatrale Bresciano, Emilia-Romagna Teatro ERT
Ispirato al dramma epico di Bertolt Brecht, “Die heilige Johanna der Schlachthöfe” (Santa Giovanna dei macelli), di cui mantiene anche i nomi dei principali protagonisti, la pièce di Balasso vede una scena semplice, per non dire quasi scarna, con scrivania e saletta microfono, da cui Giovanna dirama i suoi appelli/comizi radiofonici, in realtà funzionali al sistema capitalistico di cui viene ad essere una “appendice virtuosa”, quasi una foglia di fico; di lato una panchina con relativo albero (per vacanzieri e disoccupati), ma in alto, sospeso in aria, un croissant, quasi l’oggetto enigmatico della pièce.
Se Brecht scriveva negli anni della grande crisi del 1929 (“crollo di Wall Street”), riferendosi a un romanzo di Upton Sinclair, a una pièce di George Bernard Shaw, alla figura di Giovanna d’Arco e alla Salvation Army (Esercito della Salvezza), Balasso si riferisce chiaramente al capitalismo soprattutto finanziario e informatizzato di oggi, dove però la dinamica predatoria rimane sostanzialmente la stessa, puro sfruttamento del lavoratore ma anche del disoccupato, cui si fa credere, come appunto nel caso di Giovanna, di svolgere un servizio sociale al servizio dei “più deboli”, mentre la si uccide, poi la si santifica, e se ne sfrutta l’immagine per diverso tempo…
I quattro attori, capeggiati da Natalino Balasso nella parte di Mauler, il supercapitalista, ma anche in altre parti (per cui l’attore assume un ruolo senza mai identificarsi con lo stesso), interpretano i personaggi molto efficacemente, senza che il pubblico applauda neppure quando si concludono le scene più rappresentative, mentre batte le mani anche calorosamente a spettacolo terminato, quando gli e le interpreti salutano e ringraziano. Dopo un efficacissimo pistolotto che più antiretorico non si può, del creatore/protagonista Balasso, che non lesina complimenti anche a doppio taglio, con un’iniezione di provocazioni a carattere sessuale in genere bandite nelle occasioni ufficiali.
In complesso un’operazione decisamente riuscita, che mette a nudo i meccanismi del cosiddetto post-capitalismo, meccanismi che sembrano (ma appunto solo sembrano) abissalmente lontani dalla logica di sfruttamento individuata da Marx nel Capitale, ma in realtà ne riproducono la logica.
Per Balasso (ma credo che anche Brecht, se fosse vivo, sarebbe d’accordo) il capitalismo sa mutare pelle rimanendo sostanzialmente uguale.