recensioni di Luca Baroncini

Tra i film in sala a marzo ce ne sono quattro, assai diversi fra loro, che sono molto interessanti. Si comincia con un titolo italiano fuori dal giro dei soliti noti. Si tratta di Lo scuru, diretto da Giuseppe William Lombardo e tratto dall’omonimo romanzo di Orazio Labbate, che mescola, in un bianco e nero contrastato di grande suggestione, la Sicilia rurale con atmosfere oniriche ed esoteriche a stretto confine con il disagio mentale.

Racconta infatti la storia di un uomo, con un trauma mai davvero rimosso, che torna al paese siculo in cui è nato, cresciuto e da cui è fuggito. Avrà modo di incontrare i fantasmi che lo tormentano insieme a un campionario di varia umanità, in cui si distingue soprattutto una giovane migrante che lo aiuterà a fare i conti con il passato. Fiaba nera di grande fascino, ammalia e seduce affidandosi anche al cinema di genere, con echi di horror e western, per rappresentare una terra sospesa tra mito, superstizione e follia. 

Il film successivo ci porta in Francia, si intitola La mattina scrivo, è diretto da Valérie Donzelli e affronta un percorso inverso a quello che tutti i film e la società in cui siamo immersi urlano a gran voce. Il protagonista è infatti un fotografo affermato, un uomo quindi che ha un lavoro prestigioso e guadagna molto bene. È anche sposato e ha figli. Lo status sociale ed economico non rispecchia però il suo sentire perché si rende conto di essere infelice e che il suo reale desiderio è quello di scrivere. Per provare a realizzarsi dovrà fare scelte difficili, anticonformiste e dolorose. 

Tranquilli, nessuno scoprirà che è un talento innato, nessun Nobel è all’orizzonte, non è quello il punto. Il protagonista infatti non è un eroe, ma nemmeno una vittima, solo un uomo che cerca il proprio posto in un mondo sempre più a senso unico, dove vali più per quello che hai che per quello che sei. Il film ci mostra la sua evoluzione con grande sensibilità e lontano da ogni sensazionalismo. Al festival di Venezia, dove era in concorso, ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura. 

Chi invece al cinema chiede soprattutto svago, troverà pane pe i suoi denti con la commedia nordica (lo so, pare un ossimoro) Mio fratello è un vichingo, diretta da Anders Thomas Jensen, nome che ai più dirà poco, ma già con un Oscar alle spalle per il suo cortometraggio Election Night. 

Il nuovo film racconta una storia ordinaria mescolando cliché arcinoti: due fratelli agli antipodi, un colpo finito male, la refurtiva nascosta da qualche parte, un cattivo cattivissimo. Ciò che fa la differenza è la capacità di mettere in scena due protagonisti irresistibili, con la complicità degli straordinari Nikolaj Lie Kaas e Mads Mikkelsen, collocandoli in situazioni estreme, dove la risata scaturisce proprio dal contrasto tra l’esasperazione dei toni e l’imperturbabilità dei personaggi. Nulla viene ammorbidito in nome della leggerezza, i pugni fanno male e i coltelli tagliano, parecchio tra l’altro, ma si ride di gusto e fa capolino anche la tenerezza. Una chicca da non perdere. 

Il quarto film ci porta infine in Spagna per immergerci, con Le tigri di Mompracem di Alberto Rodríguez, nel cinema di genere e nelle acque della zona portuale di Huelva, in Andalusia. In questo solido thriller i protagonisti sono un fratello e una sorella, entrambi subacquei, un po’ borderline e in una situazione economica precaria: lui esegue riparazioni sottomarine per navi petroliere, lei lo assiste dalla superficie. La scoperta di un carico di cocaina sembra portare a una possibile svolta, ma come sempre ciò che sembra facile alla prova dei fatti non lo è mai. 

Cinema non particolarmente raffinato o originale, ma capace di costruire personaggi interessanti facendoli muovere in contesti credibili, insomma, intrattiene che è un piacere. Al Festival di San Sebastian, dove era in concorso, ha vinto il premio per la migliore fotografia di Pau Esteve Birba. 

Se poi vi resta un po’ di tempo, non cedete al divano di casa, c’è sempre un grande schermo in un cinema pronto a raccontare storie con cui confrontarsi.