di Roberto Zani

Andrea Laszlo De Simone

Per riprendersi dall’ipnosi sanremese occorre uno scossone, perciò andiamo all’estremo opposto della visibilità massmediatica.

Sarà per lo scarsissimo (per non dire nullo) impegno pubblicitario con cui Laszlo (come lo chiamano tutti) porta avanti il suo percorso artistico: l’artista torinese ha fatto pochi concerti dal vivo; nessun tour; rare le interviste rilasciate. Eppure l’Italia potrebbe conoscere un ottimo artista a tutto tondo e non solo dal punto di vista musicale ma anche dei testi, della cura degli arrangiamenti, dell’estetica dei video sempre girati o ideati da lui stesso. Solo con l’ultimo lavoro del 2025 “Una lunghissima ombra” alcuni critici italiani hanno inserito il suo album tra i migliori dell’anno; ma stiamo parlando di ambiti specialistici.

Un indicatore: il Premio Tenco continua a ignorarlo completamente e non lo ha (mai) inserito nemmeno nella cinquina finalista. Eppure dovrebbe promuovere la musica d’autore, anche (o soprattutto) quella non mainstream… Forse aveva ragione Adorno: nell’industria culturale, anche quella meno commerciale, le cose migliori vanno cercate tra “gli scarti”.

Tornando a Laszlo, era partito nel 2012 con un pop psichedelico e progressive originale; ma con i suoi ultimi lavori ha virato decisamente verso arrangiamenti classici, da pop sinfonico, con piccole o medie orchestre e album concepiti come vere e proprie opere con tanto di movimenti, intermezzi e canzoni inserite nella struttura.  La prima importante realizzazione del periodo maturo di Laszlo è “Immensità” del 2019, concepita come una suite accompagnata da video ideati dallo stesso artista, tutta disponibile su internet. La poetica si precisa e avvolge malinconicamente l’ascoltatore nel mondo problematico dell’esistenzialismo: la fragilità della vita, le casualità e l’insensatezza dello stare al mondo… Esemplare è il brano “Conchiglie”: «Non ti sei fatto male proprio come pensavo / vedi non serve a niente ripararsi dal vento / siamo come conchiglie sparse sulla sabbia / niente potrà tornare a quando il mare era calmo».  

Nel 2021 esce “Il film del Concerto”, dove Laszlo è accompagnato da un’orchestra di undici elementi; ma questa esibizione (che non è dal vivo, ma registrata in presa diretta) resta a pagamento e solo saltuariamente acquistabile nella piattaforma DICE; il singolo “Vivo” è invece disponibile. Il testo riprende le stesse tematiche: «Vivo ma non ho scelta né un motivo… / ti conviene cogliere il tempo che rimane / prima che smetta di bruciare dentro al tuo cuore / anche il più piccolo ideale / che sta tremando di terrore».  

Poco dopo Laszlo annuncia la sospensione dei concerti live a tempo indeterminato. Come spesso capita ai compositori che si chiudono in casa, si dedica alle colonne sonore dei film che gli vengono commissionate in Francia dove, da buon torinese, trova un terreno migliore e vince un premio César (l’equivalente dei nostri David di Donatello).

Finalmente nel 2025 esce l’album “Una lunghissima ombra” – sempre strutturato con intermezzi strumentali con la sapiente iniezione di elettronica straniante in un contesto neoclassico. I testi hanno le medesime tematiche dove però si colgono, oltre alle solite capacità dell’artista, risultati complessivamente ancora migliori. Il primo singolo “Un momento migliore”, dal motivo più orecchiabile e il finale liberatorio, si distingue per il testo dotato di una certa furbizia: consiste in un elenco praticamente esaustivo delle fragilità e dei difetti umani, tanto che è impossibile per chiunque restare estranei. Un piccolo esempio: «forse ho mentito sempre / o forse son troppo sincero». A Laszlo piace cambiare registro e tra le canzoni dell’album si possono apprezzare la psichedelia elettronica di “Non è reale” o la giocosa “Per te” dedicata al figlio.

In conclusione, Andrea Laszlo De Simone è un vero artista. Accompagna i suoi brani con una tecnica semplice di chitarra come Brassens o De Andrè, ma ricorda in alcuni punti Battiato per la sua capacità di raggiungere punte assai raffinate pur restando in un ambito pop. È un peccato che sia così poco conosciuto: lui sostiene che preferisce vivere a casa sua, veder crescere il figlio, dedicarsi ai filmini famigliari ecc. Non sappiamo se è troppo sensibile per uscire fuori nel mondo dello spettacolo o semplicemente può economicamente permettersi di risparmiarselo, infischiandosene pure del successo. Quel che invece è certo è che una maggior attenzione da parte della critica non guasterebbe, anzi sarebbe necessaria per provare ad alzare il livello sempre più preoccupante del pop e della musica d’autore italiana.