Recensione di Luca Baroncini.
(miniserie tv disponibile su Sky/Now)
Una mamma va a prendere il figlio dopo un pomeriggio di gioco con un nuovo amichetto ma, quando suona il campanello, le apre una signora che non ha idea di chi sia suo figlio che, quindi, risulta non essere mai stato lì. Quello che sembra un semplice equivoco si trasforma nell’incubo peggiore di ogni genitore: la scomparsa del figlio. Dov’è andato a finire? Perché non si trova da nessuna parte? È forse stato rapito? Ma allora perché nessuno chiede un riscatto?
Lo spunto evolve in un thriller mozzafiato che mantiene le promesse e, nonostante i tanti colpi di scena, non ricorre a stratagemmi improbabili per far quadrare i conti trovando una sempre più rara coerenza narrativa.
Uno degli aspetti più interessanti della serie è poi quello di abbinare all’intrattenimento tematiche sociali importanti, ma senza spiegarle come spesso accade, bensì facendole vivere ai personaggi. Le due mamme protagoniste, ad esempio, sono entrambe lavoratrici che tengono molto alla loro carriera e faticano a conciliare il lavoro con i ritmi familiari, soprattutto a causa dei relativi partner, il cui aiuto nelle faccende domestiche e nell’accudimento dei figli pare più una parca concessione che il frutto di una equa ripartizione dei compiti. A mancare è anche la solidarietà delle altre mamme, pronte soprattutto a giudicare.
Altro personaggio determinante agli sviluppi è quello del detective che si occupa del caso; l’uomo ha un figlio disabile e il suo quotidiano mostra i limiti di un sistema sanitario in cui cure e assistenza non sono per tutti ma solo per chi se li può permettere, oppure è fortunato perché riesce ad accedere alla lotteria delle agevolazioni.
I conflitti di classe sono evidenti anche nel rapporto tra le ricche protagoniste e le relative badanti che devono superare più di un pregiudizio nei loro confronti. Protagonista trasversale è poi la città di Chicago che diventa parte integrante del racconto e contribuisce a connotarlo con personalità.
Nel complesso, quindi, una serie televisiva che finalmente si ha la curiosità di seguire puntata dopo puntata e che non delude nello scioglimento finale, in grado di dare sostanza anche a temi brucianti della contemporaneità.
Bravissima Sarah Snook nell’esprimere il dolore e l’ansia del suo personaggio, luminosa Dakota Fanning e fa piacere vedere Michael Peña, il più delle volte utilizzato in parti da caratterista latino, in un ruolo centrale.