Recensione di Luciano Nicolini.
di Gennaro Nunziante
con Checco Zalone, Letizia Arnò, Beatriz Arjuna e Martina Colombari
Ha avuto un grande successo di pubblico nel periodo di natale, come largamente previsto, l’ultimo film di Checco Zalone. La critica lo ha snobbato con buone ragioni, ma sarebbe un errore ignorarlo.
Il campione (d’incassi) è certamente, come qualcuno ha detto, “un democristianone”. E per quelli come me, che in gioventù speravano di non morire democristiani (e ora rischiano di morire islamisti), non è una nota di merito.
È però un bravo comico e, inoltre, una persona intelligente. Che fosse un bravo comico lo compresi subito, quando si presentò sul palcoscenico prendendo in giro Carmen Consoli (che, a scanso di equivoci, considero una valente artista); che si tratti di una persona intelligente lo si comprende non soltanto dal suo umorismo (più raffinato di quanto voglia apparire) ma, soprattutto, dalla cautela con la quale dosa le sue apparizioni. Una cautela che non ebbero Franco Franchi e Ciccio Ingrassia (dopo l’iniziale successo si bruciarono, rendendosi protagonisti di un’interminabile serie di film inguardabili). E che non ha avuto neppure Woody Allen, a mio parere uno dei più grandi registi contemporanei, che tuttavia farebbe meglio a dosare con più attenzione le proprie performance.
“Buen camino” narra la storia di un padre ricco che va in cerca della giovane figlia, incamminatasi sulla via di Santiago de Compostela, alla ricerca di sè stessa. Al termine della narrazione i due si ritrovano, benedetti da “santa madre chiesa”.
Piuttosto banale, in verità.
Ma non è banale la feroce critica alla superficialità dei ricchi, così come la consueta critica checcozaloniana agli intellettuali di sinistra. Ancor meno superficiale mi sembra l’aver colto la ricerca di valori che caratterizza una parte minoritaria, ma non trascurabile, dei nati nel nuovo millennio, nonchè l’importanza del camminare insieme ad altri (pellegrinaggio, marcia, trekking o come lo si vuol chiamare) per ritrovare se stessi.
Mette assai a disagio chi, come me, si è sempre opposto al patriarcato, l’accento posto da Zalone (e dalle poche critiche positive che il film ha ricevuto) sulla ricerca di una figura paterna da parte della giovane pellegrina. Ma è un fenomeno che esiste, e che il campione d’incassi, padre di due figlie, ha in qualche modo saputo cogliere.
Insomma: un capolavoro?
Direi proprio di no (forse un capolavoro di furberia…). Ma, nel complesso, un film divertente (anche se meno dei primi da lui realizzati) e non così stupido come qualcuno lo ha frettolosamente etichettato.