
recensione di Luca Baroncini
di Andrea Di Stefano
con Pierfrancesco Favino, Tiziano Menichelli, Valentina Bellè, Paolo Briguglia
Dopo “L’ultima notte di Amore”, il regista Andrea Di Stefano si affida sempre al “genere”, ma passa dal thriller alla commedia all’italiana. I protagonisti sono, come da copione, due personaggi agli antipodi: Felice, un ragazzino di tredici anni allenato dal padre che vorrebbe farlo diventare un campione di tennis, e Raul Gatti, un allenatore che subentra dopo che l’accesso ai tornei nazionali rende necessario un training più professionale.
Tanto il giovane, sulla scia dell’educazione ricevuta, è quadrato, metodico, abituato a giocare in difesa, quanto il suo nuovo punto di riferimento è ruspante, irrazionale e predisposto all’attacco. Le evidenti differenze caratteriali connotano due personaggi che sotto sotto sono più simili di quanto sembra. Felice e Raul, infatti, sono fondamentalmente due perdenti e non saranno mai campioni di tennis, ma ciò non toglie che possano trovare il proprio posto in un mondo caotico e imperfetto, dove ciò a cui ambire sono rapporti umani appaganti.
Questo sembra volerci dire il regista (anche cosceneggiatore) e il film intreccia un doppio percorso di formazione che, anche in questo caso come da regole del genere, porterà i due protagonisti e smussare i propri spigoli caratteriali per approdare a nuove consapevolezze. Il film imposta un “on the road” lungo la costa adriatica in grado di centrare il bersaglio che è quello di intrattenere, con una storia molto empatica in cui potersi riconoscere. L’immedesimazione scatta non tanto nei confronti dei personaggi, quanto nell’umanità alla base del loro rapportarsi.
L’approccio è più popolare che autoriale, una boccata di ossigeno in un cinema nazionale, ingessato tra commedia becera, autorialità divisiva e piccoli film che nessuno vede, che sembra avere perso il contatto con il pubblico. La commedia agrodolce che ne deriva, pur nella prevedibilità dell’impianto, funziona quindi a dovere.
Determinante per l’efficacia del risultato l’alchimia tra i due protagonisti: il giovane Tiziano Menichelli, talento già evidente nel precedente “Denti da squalo”, e Pierfrancesco Favino, più che mai a suo agio come mattatore in un ruolo che in un’altra epoca sarebbe andato a Vittorio Gassman.