di Luciano Nicolini.

3 gennaio: Nicolás Maduro Moros viene rapito dal governo degli USA. 

Più di ottanta le persone uccise nel corso del suo sequestro.

Ho l’impressione che quanto accaduto ai danni del presidente del Venezuela costituisca un punto di non ritorno nella storia contemporanea. Da oggi il diritto internazionale non esiste più. D’ora in poi conteranno soltanto, ed esclusivamente, i rapporti di forza.

Niente di nuovo sotto il sole?

Mi rendo conto che quanto appena affermato è assai discutibile: di certo qualcuno obietterà (giustamente) che, in fin dei conti, è sempre stato così. Dunque: “niente di nuovo sotto il sole”. Altri, meno portati alle generalizzazioni storiografiche e più attenti all’attualità, faranno osservare che il diritto internazionale è stato di recente calpestato anche da Putin, quando ha messo in atto l’invasione dell’Ucraina, e, reiteratamente, da Netanyahu, con l’aggressione all’Iran (e non solo in tale occasione).

Tutto vero: ma Putin qualche giustificazione poteva cercarla nel rapporto che da secoli lega Russia e Ucraina, nonché nella difesa delle popolazioni russofone maltrattate dal governo di Kiev; e Netanyahu poteva cercarla nella necessità di difendere Israele dalla minaccia iraniana (e non solo).

Trump, invece, come ha ammesso con la disinvoltura che gli è caratteristica, ha agito al di fuori di ogni diritto internazionale (ma anche di quello costituzionale statunitense) al solo scopo di impadronirsi del petrolio venezuelano e di estromettere la Cina dal suo utilizzo. Ha così definitivamente chiarito a tutti che se domani Mattarella, Meloni, Zelensky o altri facessero qualcosa di sgradito all’apparato che sostiene il presidente degli USA, quest’ultimo non avrebbe alcun problema a rapirli e incarcerarli.  

Le conseguenze per la sinistra

I capi di stato, quindi, sono avvertiti: se intendono portare avanti politiche diverse da quelle imposte da Trump devono dotarsi di un apparato militare in grado di opporsi con discreta  efficacia  a  quello statunitense. E non è un caso che, proprio in questi giorni, in Germania si stia tornando a parlare di dotare l’esercito di bombe atomiche (per difendersi dalla Russia, naturalmente…).

Ma l’avvertimento vale anche per la sinistra: chi si propone di costruire una società più libera, più ugualitaria, più solidale (questo significa essere di sinistra) sappia che, anche se eletto dal popolo, non potrà farlo. Nella migliore delle ipotesi sarà infamato e rapito come è stato fatto con Maduro Moros (il quale, sia ben chiaro, di sinistra non è; inoltre, di certo, non gode delle mie simpatie). 

In altre parole: qualsiasi processo di cambiamento, se contrario agli interessi del governo statunitense, verrà stroncato sul nascere con la violenza.

Come dovrebbe comportarsi a questo punto la sinistra, da un punto di vista strettamente logico?

Da un punto di vista strettamente logico dovrebbe abbandonare ogni illusione di trasformazione graduale dell’esistente e spingere le classi sfruttate verso lo scontro armato contro gli oppressori (come faceva nel corso della prima metà del secolo scorso).

“Altri tempi, altra gioventù…”

Così commentavano negli anni sessanta del Novecento, con un misto di nostalgia e di autocompatimento, coloro che erano stati giovani, in Italia, all’inizio del secolo.

Ma se ciò era vero allora, oggi lo è ancor più.

All’inizio del Novecento, in Italia, la gran parte dei giovani aveva ben poco da perdere (per questo erano definiti “proletari”) e la speranza di vita alla nascita era ancora assai bassa (poco più di quarant’anni). Oggi in Italia (anche grazie alle lotte del movimento operaio) quest’ultima ha superato gli ottant’anni. E quasi tutti, nei paesi dell’Occidente industrializzato (e non solo in essi) hanno qualcosa da perdere. 

Pertanto la stragrande maggioranza dei giovani è molto restia (giustamente) a mettere pesantemente in gioco la propria vita per dedicarsi a insurrezioni che, tra l’altro, nel corso del Novecento non sono risultate così benefiche come i loro promotori speravano.

Una conclusione paradossale

La conclusione (paradossale) cui voglio arrivare è che se, da un lato, quella di cambiare il mondo con una “lunga marcia” dentro le istituzioni liberaldemocratiche appare sempre più una pia illusione, dall’altro un’insurrezione armata contro i poteri dello stato sembra oggi (almeno nei paesi dell’Occidente) improponibile. 

L’unica strategia possibile, di fronte al prevalere della violenza esibita dalle classi dominanti, rimane l’azione nonviolenta. Azione che non garantisce in alcun modo (sia ben chiaro!) l’incolumità di chi la pratica, ma che può suscitare in larga parte della popolazione quella simpatia che potrebbe, in determinate condizioni, trasformarsi in efficace azione non-violenta di massa (differentemente dalle azioni violente che creano, in generale, diffidenza nei confronti di chi le attua).