Albero con striscione "No Passante"

Si è svolta dal 24 al 31 agosto, nell’Appennino Bolognese, la quarta marcia contro le opere inutili. Si è trattato quest’anno, più che di una marcia, di un campeggio in località Guzzano (frazione di Camugnano). Da lì sono partite le manifestazioni pensate per sensibilizzare la popolazione sulle tematiche ambientali.

Il programma prevedeva, per lunedì 25 agosto, un dibattito su “Contadinanza attiva, autonomia alimentare, economie di comunità”. Nel corso di esso si è parlato dei GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) del Biodistretto, delle Reti Contadine Autogestite, delle CSA (Comunità a Supporto dell’Agricoltura), della possibilità di sostenere e diffondere un’agricoltura biologica in Appennino.
Mercoledì 27 agosto ci si è recati presso la Centrale del Brasimone dove, dopo una colazione collettiva cui hanno assistito numerosi rappresentanti delle forze dell’ordine, si è marciato rumorosamente fino a Castiglione dei Pepoli. Qui era in corso il mercato settimanale, e qui si sono susseguiti diversi comizi contro il nucleare, ascoltati con interesse dai presenti.
Alla sera, a Guzzano, sono stati proiettati i docufilm “Into Eternity” (versione ridotta), che tratta l’enorme difficoltà dello smaltimento delle scorie nucleari, e “Under the Cloud”, sull’industria nucleare e il suo impatto sulle comunità.
Giovedì 28 agosto, sempre a Guzzano, si è tenuto il dibattito “Consumare meno per vivere”, dedicato alle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER): un modello che promuove l’autonomia energetica di una comunità attraverso fonti rinnovabili, che non ha bisogno di grandi opere e proprio per questo è poco pubblicizzato.
Sabato 30 agosto, infine, i marciatori si sono recati, sempre scortati da numerosi rappresentanti delle forze dell’ordine, in cima al Monte Fontana Vidola, dove è previsto il posizionamento di una delle sette pale eoliche del progetto di Parco Eolico Industriale Camugnano – Castiglione dei Pepoli. Pale enormi, situate sui crinali, che non convincono i promotori della manifestazione. Infatti nel pomeriggio, a Guzzano, ha avuto luogo un incontro con i comitati “No pale eoliche industriali” dell’Emilia-Romagna e della Toscana.
L’iniziativa, nel complesso, può dirsi pienamente riuscita, come è stato riconosciuto anche da chi, con valide ragioni, avrebbe preferito l’impostazione che le era stata data gli scorsi anni, incentrata sulla marcia a tappe.
Da segnalare, oltre all’impatto che le manifestazioni hanno avuto sulle comunità residenti nell’area, l’interesse mostrato da diverse persone per argomenti quali la sovranità alimentare e le Comunità Energetiche Rinnovabili. Proposte sulle quali è lecito nutrire dubbi, ma che vanno comunque nel senso di un modello di sviluppo di verso da quello dominante dell’estrattivismo capitalistico.
Di seguito riproduciamo, a completamento di questa breve relazione, ampi stralci di due volantini diffusi nel corso dell’iniziativa: il primo riguarda l’inutile nuova seggiovia che porterà al lago Scaffaiolo, il secondo riguarda, appunto, le Comunità Energetiche Rinnovabili. (red)

Nuova seggiovia Polle-Lago Scaffaiolo

«Partono i cantieri della nuova seggiovia dalle Polle al Lago Scaffaiolo, intervento che costerà quasi cinque milioni di euro e che rappresenta il primo intervento sul versante emiliano destinato alla realizzazione di un comprensorio sciistico tra Toscana ed Emilia-Romagna.
Noi abbiamo sempre criticato questo progetto, finanziato con soldi pubblici, e ci siamo opposti alla sua realizzazione con i mezzi a nostra disposizione, perchè pensiamo che si vadano a costruire strutture dannose, costose, inutili.
Ci sembra una forma di “accanimento terapeutico” con cui si cerca di tenere in vita un modello di turismo basato sullo sci che non tiene conto del cambio climatico, della neve sempre più scarsa, della necessità di utilizzare sempre più l’innevamento artificiale, dei costi di gestione degli impianti in continua crescita.
Non ci convincono le dichiarazioni degli amministratori quando dicono che la nuova seggiovia non verrà aperta solo nel periodo invernale ma sarà utilizzata anche nel corso dell’anno per portare più persone possibili al lago Scaffaiolo e sul crinale Corno-Spigolino, perchè riteniamo che il turismo di massa in quota abbia già dimostrato sulle Alpi di essere dannoso e di avere una minima ricaduta economica sul territorio. (…) Continuiamo ad essere convinti che la montagna bolognese abbia bisogno di tutt’altro.
Riteniamo che i finanziamenti pubblici dovrebbero essere usati per un grande piano di interventi di sistemazione idrogeologica del territorio, di rifacimento degli acquedotti pubblici (senza bisogno di cederne la gestione ad HERA), di manutenzione delle strade, di razionalizzazione dei doppio della ferrovia Porretta-Bologna, di potenziamento delle strutture sanitarie, di interventi per mantenere aperti gli uffici postali, di agevolazioni fiscali per i negozi e i bar di paese, di sostegno ai giovani che stanno venendo in montagna cercando di avviare nuove attività.
Per questi obiettivi continueremo a lottare, pensando che il tempo ci darà ragione e sperando che altri si uniscano alle nostre battaglie.

I Sollevamenti della Terra»

Perché è importante parlare di comunità energetiche?

«Perchè sta diventando sempre più evidente che viviamo un’epoca di transizione. (…).
Si aprono davanti ai nostri occhi scenari sempre più foschi ed imprevedibili.
Parliamo dalla crisi ambientale dovuta al riscaldamento globale e delle sue conseguenze sempre più evidenti. Parliamo del tramonto del modello economico liberista e delle sue nefaste conseguenze, dallo smantellamento dello stato sociale alla precarizzazione del lavoro, dall’attacco ai diritti economici e ai salari alla deindustrializzazione. Parliamo della guerra che appare sempre più come inevitabile conseguenza e strumento di risoluzione dei conflitti provocati dalla crisi di questo sistema economico e sociale.
Ecco perché diventa importante parlare di comunità energetiche.
Perchè in un momento di così grande confusione bisogna ripensare le questioni di fondo. (…)
Vediamo dunque di cosa intendiamo parlare.
Il grande merito degli impianti fotovoltaici è quello di metterci a disposizione una fonte di energia rinnovabile che possiamo produrre e gestire autonomamente. (…) Ciò non solo ci permette (…) di poter controllare un elemento essenziale per la sopravvivenza umana ma, nel contempo, viene a configurarsi come un modo diverso di porsi nel rapporto con l’ambiente. Nel momento in cui sostituiamo il consumo di energia proveniente dal fossile con energia elettrica da fonti rinnovabili e quindi riduciamo la produzione di CO2 e di gas climalteranti, stiamo contribuendo a mitigare la crisi ambientale ed i sui effetti devastanti. Così facendo non stiamo solo migliorando la qualità della nostra vita ma anche quella degli altri.
La comunità energetica ci permette di condividere questi benefici anche nell’immediato attraverso la condivisione dei consumi energetici.
Si chiama autoconsumo collettivo e consiste nel mettere in comune le utenze elettriche. Questo è possibile in quanto per le comunità energetiche è previsto il cosiddetto modello di “autoconsumo virtuale”, cioè non è necessario che gli utenti siano collegati direttamente agli impianti di produzione, ma è sufficiente l’appartenenza degli stessi alla medesima cabina di distribuzione primaria.
La messa in comune delle utenze comporta notevoli vantaggi.
In generale è un modo per alleggerire il carico e ridurre gli squilibri sulla rete principale, mentre per chi ne fa parte diventa un mezzo per ridurre i consumi energetici attraverso una maggiore consapevolezza sulla corretta gestione degli impianti e l’utilizzo di tecnologie appropriate. (…)
Inoltre l’energia elettrica non immediatamente consumata e immessa in rete, viene acquisita dal gestore che riconosce un compenso alla comunità energetica sulla base della quota conferita e del prezzo zonale orario.
Ma è il contributo sociale che le comunità energetiche possono dare l’aspetto principale che dobbiamo considerare.
È la dimensione comunitaria infatti che, insieme alla condivisione del progetto, rappresenta il presupposto indispensabile per la costituzione di una CER (Comunità Energetica Rinnovabile). Una dimensione che nasce dal comune intento di intraprendere nuove strade per realizzare un sistema economico e sociale fondato sul rispetto della natura e relazioni sociali fondate sulla cooperazione e la solidarietà.
Secondo i dati dell’Osservatorio della Commissione Europea sulla povertà nel 2018 in Italia quattro milioni di persone “non sono state in grado di acquistare quei beni energetici minimi necessari al loro benessere”. La valutazione delle dimensioni del fenomeno della povertà energetica avviene sostanzialmente in base alle spese annue per consumi energetici. Indicatore di povertà energetica è una elevata incidenza delle spese energetiche ed un rapporto elevato tra spesa energetica e capacità di spesa complessiva.
Le CERS (la S sta per Solidali) possono rappresentare un importante strumento di mitigazione della povertà energetica. (…)
L’approccio collettivo, la condivisione dei consumi, la dimensione cooperativa e mutualistica delle CERS, oltre alla possibilità di recuperare risorse attraverso produzione, consumo e cessione in rete di energia elettrica, possono consentire ai partecipanti di mettere in campo progetti di carattere sociale e lavori di ristrutturazione utilizzando economie di scala e reinvestimento di utili.
Parlare di comunità energetiche e incominciare a pensare un percorso che porti verso la loro realizzazione, rappresenta quindi un modo concreto per indicare un’alternativa praticabile ad uno stato di fatto che appare senza vie di uscita.
In fondo, come ben sappiamo, il possesso e controllo dei mezzi di produzione è lo strumento fondamentale per poter determinare un reale cambiamento sociale.
Se, come sosteneva Lenin, il socialismo sono i soviet e l’elettricità, intanto cominciamo da questa.

I Sollevamenti della Terra»