di Luciano Nicolini.

Si è svolta, nei giorni 5, 6 e 7 settembre, la BOAB – Bologna Anarchist Bookfair: l’iniziativa ha avuto un notevole successo.
In Italia, di una fiera dell’editoria anarchica si sentiva il bisogno. Lo si sentiva da quando, alcuni anni fa, era stata decisa la fine della “Vetrina dell’editoria anarchica e libertaria”, che si era tenuta ogni due anni a Firenze e, per lungo tempo, aveva di fatto rappresentato il più importante incontro del movimento anarchico di lingua italiana (e non solo).
Per questo motivo, la Biblioteca Xerri del Circolo Berneri di Bologna, la rivista Malamente di Urbino e il Centro Studi Pinelli di Milano hanno promosso la Bologna Anarchist Book-fair, e ci sembra che non possano che essere soddisfatti della partecipazione: la fiera ha visto il passaggio di circa un migliaio di persone, in parte venute da fuori città, in parte ivi residenti.
La presentazione
L’iniziativa si è aperta la sera del 5 settembre, presso il Circolo Berneri, con la presentazione delle tavole rotonde previste per i giorni successivi. Hanno partecipato più di cento compagni, che hanno reso opportuni massicci rifornimenti di cibo e bevande per far fronte alle esigenze di tutti.
Hanno fatto seguito una cena necessariamente frugale e lo spettacolo del coro “Sedici agosto”.
La giornata di sabato
Il giorno successivo ci si è invece trovati presso il Fondo Comini, una struttura pubblica situata in zona Bolognina.
Dopo aver allestito i banchetti, che hanno ospitato una cinquantina di case editrici libertarie, si è assistito alla prima tavola rotonda, dedicata a “Ecologia sociale e mutuo appoggio per trasformare gli spazi in cui viviamo”. Gli interventi, interessanti, hanno riguardato la fortuna degli scritti di Kropotkin e di Bookchin, l’attività dell’Associazione Proletari Escursionisti e, infine, il volontariato nelle situazioni di emergenza. Nessuno tra i relatori, però, ha parlato esplicitamente, come invece mi sarei aspettato dal titolo assegnato alla tavola rotonda, dell’ecologia sociale e del mutuo appoggio come strategie di trasformazione della società nella quale viviamo: si tratta di una casualità?
Dopo il pranzo si sono susseguite ben due tavole rotonde: quella su “Anarchia e femminismi contemporanei” e quella su “Cambiare il mondo qui e ora. Influenze libertarie nel mondo contemporaneo”.
Parlando, come è ovvio, a titolo del tutto personale, le ho trovate deludenti. Nel corso della prima, francamente, ho apprezzato soltanto i validi interventi delle esponenti del Gruppo Anarchico Germinal di Trieste.
Per quanto riguarda la seconda, mi è piaciuto l’intervento di Salvo Vaccaro dedicato all’intelligenza artificiale, nel corso del quale ha parlato diffusamente dei cambiamenti epocali causati dallo sviluppo di internet e dei social. Un intervento che tuttavia, mi è parso aver poco a che fare con il tema proposto: più che le influenze libertarie sul mondo contemporaneo Vaccaro ha illustrato le influenze telematiche su di esso.
Assai meno ho apprezzato gli interventi di Tomás Ibáñez e di Francesco Codello.
Ibáñez, infatti, propone un anarchismo “indominante” (la definizione è sua) cioè sostanzialmente privo di fini e di strategie, un tipo di anarchismo del quale fui sostenitore quando avevo diciott’anni, ma che ora mi lascia assai perplesso.
Codello invece, nel promuovere (come mi sembra giusto) un anarchismo “rispettabile” (la definizione è di Colin Word), cioè credibile, sembra alludere alla creazione di “isole” libertarie all’interno della società capitalistica, una strada che fu percorsa con convinzione in Emilia-Romagna durante il Novecento, giungendo all’edificazione di un potente movimento cooperativo, ma che, come tutti possiamo constatare, ha portato, più che alla trasformazione della società in senso socialista “qui e ora”, alla trasformazione del movimento cooperativo stesso in senso capitalista.
La giornata si è conclusa con la cena, cui è seguito il concerto di canzoni anarchiche toscane cantate da Lisetta Luchini.
Domenica
Si è partiti un po’ in ritardo sul programma, complici le chiacchiere della sera precedente, con la tavola rotonda dedicata a “Lo sguardo anarchico sulla storia. Memoria e archivi di movimento”.
Gli intervenuti hanno parlato della storiografia dell’anarchismo, della storiografia prodotta da anarchici, della gestione degli archivi e delle biblioteche. Direi che, in generale, hanno concordato sul fatto che i metodi da utilizzare in questi ambiti siano sostanzialmente gli stessi utilizzati dalla storiografia accademica ma che, ciò che contraddistingue gli storici anarchici debba essere soprattutto l’onesta ricerca di quella che qualcuno ha definito “fattualità”; e cioè della (o, meglio, delle) “verità”.
È chiaro tuttavia che la storiografia non è pura cronaca, ma anche interpretazione dei fatti narrati. E qui, ovviamente, lo sguardo sulla storia non può non essere influenzato, nel bene e nel male, dalle opinioni del ricercatore.
La tavola rotonda si è chiusa con un accorato appello a sostenere gli archivi e le biblioteche di movimento, una realtà in crescita che, unitamente agli archivi e alle biblioteche pubbliche, risulta indispensabile a chi si dedica alla ricerca storica, soprtattutto quando l’oggetto della sua indagine è la storia dei movimenti di liberazione.