di Luciano Nicolini

«Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura,

dai preti d’ogni credo, da ogni loro impostura,

da inferni e paradisi, da una vita futura,

da utopie per lenire questa morte sicura,

da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura,

da fedeli invasati d’ogni tipo e natura,

libera nos Domine!»

Non so se sia stato il clima natalizio a farmi tornare in mente questa preghiera (laica) scritta e cantata da Francesco Guccini. O se sia stato invece l’imperversare di “fedeli invasati d’ogni tipo e natura”.

Certo è che, da alcuni anni a questa parte, il nostro Paese e, all’interno di esso, quel poco che resta della “sinistra” sembra in preda a movimenti che ci riportano ai tragici fideismi dei secoli passati, quando non addirittura a quelli che imperversavano nel medioevo.

Ed è altrettanto certo che, oggi come nel medioevo, le crociate sono motivate in realtà dalla sete di potere e di ricchezze; tuttavia una giustificazione divina consente di demonizzare meglio il nemico e comportarsi di conseguenza. In alternativa, è possibile, e lo sento fare sempre più spesso da parte di ciarlatani d’ogni genere, affermare di essere “dalla parte giusta della storia” (dimenticando che, quale sia “la parte giusta della storia” lo decidono sempre, alla fine, coloro che risultano vincitori).

Covid-19

Un’importanza considerevole, in questa deriva, mi sembra l’abbia avuta l’epidemia di covid-19.

In tale occasione il Signore non c’entrava (almeno a parere di chi, come me, dubita della sua esistenza), né mi sembra sia stato chiamato in causa dagli opposti schieramenti. E tuttavia lo scontro tra chi sosteneva le ragioni della scienza ufficiale e chi le negava ha assunto toni da crociata.

Conosco un compagno, evidentemente più “scientista” di me, che dopo essersi affrettato a fare tutte le “vaccinazioni” possibili (cosa che io mi sono ben guardato dal fare: ho atteso un anno!), coerentemente con le proprie idee anarchiche, si è schierato apertamente contro l’imposizione del green pass.

Malgrado sia persona assai influente, ben pochi hanno seguito il suo esempio: compagni schierati sugli opposti versanti, dopo aver litigato, non si sono parlati per anni (e, in molti casi, continuano a non parlarsi).

Il conflitto ucraino

Nel caso del conflitto ucraino, invece, il Signore è stato chiamato in causa da entrambe le parti. Tanto che abbiamo assistito a una scissione nella chiesa ortodossa: ora esistono una chiesa russa e una chiesa ucraina.

Entrambi i contendenti sono  convinti   che  il  Signore  stia  dalla loro parte. 

Non è certo la prima volta che accade. Un cinico generale francese sosteneva che il Signore sta sempre “dalla parte dell’artiglieria migliore”; e sorge il dubbio che avesse ragione.

Anche in Italia, fra i compagni, c’è chi si è schierato con Putin e chi con Zelensky. Non mi sento di condannare nessuno. È normale che ciascuno abbia le proprie simpatie.

Tuttavia noto un fanatismo, nel rivendicarle, che non mi pare giustificabile razionalmente: in fondo sia Putin sia Zelensky (che non mi sembrano particolarmente simpatici) sono arrivati al potere in modo non propriamente democratico, entrambi sono sostenuti da oligarchie corrotte, entrambi sono piuttosto allergici nei confronti di ogni genere di dissenso…

Ho l’impressione che chi parteggia per Putin sia motivato soprattutto dall’odio nei confronti dell’imperialismo statunitense (come dire: “i nemici dei nostri nemici sono nostri amici”) e chi parteggia per Zelensky dalla simpatia per il piccolo stato aggredito dal vicino prepotente. 

Non mi sembrano, francamente, motivazioni così forti da scambiarsi, reciprocamente, l’accusa di essere fascisti (senza accorgersi che nel frattempo, in Italia, considerando certi personaggi che siedono nei banchi del governo, tale accusa rischia di trasformarsi, mentre ci accapigliamo, in una raccomandazione).

La Palestina

Anche a proposito del conflitto in corso in Palestina, il Signore viene chiamato in causa. Soprattutto da parte di Hamas e dei suoi alleati (che sono in gran parte credenti), meno spesso da parte dei governanti israeliani (anche perché, tra gli Ebrei residenti in Palestina, il 90% si definisce “non religioso”).  Gli uni e gli altri, ovviamente, sostengono che il Signore stia dalla loro parte.

Quel poco che resta della “sinistra” italiana, invece, è schierato, “senza se e senza ma”, dalla parte di Hamas, il movimento religioso, nazionalista e patriarcale che da diciotto anni governa Gaza: si tratta di una scelta che, come ho già scritto più volte, fatico a capire.

Probabilmente, anche in questo caso, entra in gioco l’odio nei confronti dell’imperialismo statunitense (come dire: “i nemici degli amici dei nostri nemici sono nostri amici) unito, questa volta, alla simpatia per il piccolo stato (Gaza) che ha aggredito il vicino prepotente.

Non mi sembrano, francamente, motivazioni così forti da indurre a sostenere, con toni da crociata, “fedeli invasati d‘ogni tipo e natura”. 

Da tutti questi insieme e da ogni altro male: libera nos Domine!