di Luciano Nicolini.

Il socialismo nacque poco più di centocinquant’anni fa. E nacque per un motivo molto semplice: dare risposta a quella che allora si chiamava “questione sociale”.

Oggi, dopo più di centocinquant’anni, sta perdendo terreno: ovunque e sotto qualsiasi forma.

Forse perché la questione sociale è finalmente risolta? No: i poveri sono ancora poveri, e i ricchi sono ancora ricchi.

Quest’ultimi possono scegliere se lavorare o meno e, nel caso decidano di lavorare, possono decidere di cosa intendono occuparsi. Se si ammalano hanno le risorse economiche per curarsi (nei limiti del possibile).

I poveri, invece, per vivere sono costretti a lavorare; a fare (quando c’è) il lavoro che viene loro offerto. Spesso si tratta di lavori nocivi. E comunque, quando si ammalano, in molti casi non hanno le risorse economiche necessarie per curarsi.

La sinistra 

Perché, allora, le classi subalterne non credono più nella sinistra, in ciò che resta dei numerosi movimenti eredi del socialismo ottocentesco?

Perché la sinistra sembra avere altro a cui pensare.

In Italia, negli ultimi mesi si è impegnata principalmente a favore della creazione di uno stato arabo in Palestina, appoggiando movimenti di estrema destra come Hamas. C’è chi lo vorrebbe addirittura “dal fiume al mare”, cacciando dalla Palestina otto milioni di Ebrei (e forse anche i due milioni di Arabi “collaborazionisti”). 

Nel frattempo, chiede di mobilitarsi contro la separazione delle carriere dei magistrati, argomento che non sembra interessare particolarmente i lavoratori e le lavoratrici.

Più in generale, si fa portatrice dei diritti di chi non si riconosce in una sessualità “binaria”: cosa lodevole, ma che, al di là delle acrobazie filosofiche di alcuni teorici, ha  poco a che vedere con la questione sociale.

Il nocciolo del problema

Forse è il caso di tornare al nocciolo del problema.

A tutti piacerebbe poter decidere liberamente, come accade ai borghesi, se lavorare o meno. Probabilmente è per questo che il Movimento 5 Stelle, quando, qualche anno fa, ha proposto il cosiddetto “reddito di cittadinanza”, ha ricevuto una valanga di voti. Oggi la possibilità di decidere se lavorare o meno è data (oltre ai borghesi) soltanto a chi ha superato i 67 anni (attraverso l’assegno sociale). Tale istituto dovrebbe essere difeso e, gradualmente, esteso ad altre fasce di età.

Una ulteriore differenza tra i borghesi e gli appartenenti alle classi subalterne, come ho accennato, è che i primi, diversamente dai secondi, possono scegliere che lavoro fare. Occorre dare a tutti la possibilità di istruirsi e dedicarsi a ciò che desiderano. Negli anni settanta  del Novecento,  per gli  studenti poveri, esisteva il presalario. Ne vogliamo riparlare? Forse a qualcuno potrebbe interessare.

Ma, obietterà il lettore, esistono anche lavori necessari al funzionamento della società che nessuno vorrebbe fare…

Se nessuno li vorrebbe fare, ci sarà un motivo. Cerchiamo di limitarli al minimo indispensabile, e dividiamoli equamente tra tutti i lavoratori. 

Tutti? Anche i manager? Sì anche i manager. A loro forse non piacerebbe. Ma agli altri sì. E, in fondo, il nocciolo della questione sociale sta proprio qui.

La salute

Altrettanto importanti, come ho accennato, sono le differenze, tutt’ora esistenti, tra le possibilità di cura che si possono permettere i borghesi e quelle offerte alle classi subalterne.

In Italia, sotto questo profilo, rispetto ad altri paesi, non siamo messi malissimo. E non è un caso che, da molti anni, il Servizio Sanitario Nazionale sia oggetto di un pesante attacco da parte dei movimenti di destra.

L’idea che la Repubblica tuteli la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisca cure gratuite agli indigenti, come è scritto nella costituzione, dà molto fastidio a chi vuole far soldi sulla sanità (e i soldi, si sa, si prendono dove ci sono).

La difesa e l’estensione delle prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Nazionale dovrebbe essere al primo posto nei programmi della sinistra; in particolare in un paese quale l’Italia, dove sempre maggiore è la proporzione di anziani sul totale della popolazione.

Basta con le grandi opere, spesso inutili e dannose! Investiamo sulla sanità pubblica! In tal modo contribuiremo anche a contrastare la crisi climatica, che costituisce l’altra grande questione da risolvere.