di Pino Strabioli, omaggio a Paolo Poli nel decennale della scomparsa

con Marcello Fiorini alla fisarmonica, video  di Edoardo Paglione

Recensione di Eugen Galasso

Partendo da una frase di Paolo Poli,  Pino Strabioli, che ha recitato con lui, propone un omaggio che è anche, anzi in maniera prioritaria, un vero spettacolo incentrato sulla figura di un grandissimo del teatro fiorentino, italiano, ma anche mondiale, come dimostrano gli attestati di stima che Paolo ha ricevuto nel corso degli anni  da colleghi europei, americani e russi.  

Chi è nato tra gli anni cinquanta e l’inizio degli anni sessanta del Novecento  non  può  non  aver visto il Pinocchio straordinariamente immaginifico di Poli. Uno di questi è stato Pino Strabioli, nato a Porto San Giorgio (provincia di Fermo) ma poi cresciuto e formatosi  a Orvieto, che ha contattato Poli quando era studente liceale, ossia alla fine degli anni settanta. Più tardi, da laureato  in lettere, da attore con Patrick Rossi Gastaldi, da conduttore radiofonico e televisivo, sarà interprete con Poli dei suoi “Viaggi di Gulliver”, interpretando il ruolo dell’autore, Jonathan Swift.  

Lo spettacolo, che è un puro “narrar recitando”, si incentra sulla vita di Paolo, a cominciare dalla sua giovinezza, anche difficile, per la tisi dell’amato papà e dell’altrettanto amata madre; laureato in letteratura francese sarà per un anno insegnante della stessa materia (“mettete i voti da voi, tanto poi nella vita…”). Strabioli racconta soprattutto i loro incontri,  in preparazione di spettacoli, nello stesso ristorante romano dove il funambolico regista/attore dava sfogo, come sul palcoscenico, alle sue battute surreali. 

Poli,  che  è stato un attentissimo creatore sempre legato alla storia, e poi all’attualità, senza mai occuparsi direttamente di politica, rimane un esempio di come si possa fare apertamente propaganda per quella che fino a pochi anni fa veniva etichettata come “diversità”, l’omosessualità. (Era un signore di altri tempi, dire “gay” sarebbe stato introdurre un “nuovismo precipitoso” nel suo repertorio, da persona che non amava  Pasolini preferendogli nettamente il meno noto e da alcuni bistrattato Sandro Penna). 

Non a caso la grande Anna Magnani, vedendo Poli in scena, commentava: “Ma come so’ bravi ’sti froci!”. È ora, per chi scrive, di confessare che ho pianto vedendo il video e mi sono commosso durante tutto lo spettacolo, essendo stato anch’io amico di Paolo Poli. Era stato,  tra l’altro, compagno di università del mio amatissimo professore di letteratura italiana, Luigi Baldacci; e quando gli raccontavo della morte del grande critico e storico della letteratura, deceduto nel 2002 dopo una cena con altre personalità del mondo letterario, Poli commentava: “Ma vuoi mettere…   È una bella morte. Piuttosto che morire attaccati a un sacco di macchine e di fili…”.